Storia dell'arte Saggio Revisione a doppio cieco
Il fascino delle rovine
Da Piranesi a Hubert Robert: come il Settecento imparò a dipingere il tempo
Vol. 1, n. 1 (2026) 1 min di lettura
Cronologia
- 1748 circa
- Piranesi avvia la serie delle Vedute di Roma
- 1750 circa
- prima edizione delle Carceri d'invenzione
- 1754
- Hubert Robert arriva a Roma
- 1767
- Diderot commenta le rovine di Robert nel Salon
- 1796
- Robert espone la Grande Galleria del Louvre immaginata in rovina
Riassunto
Nel Settecento le rovine smettono di essere soltanto un repertorio di modelli antichi e diventano un soggetto: l'immagine stessa del tempo che passa. Il saggio segue questa trasformazione dalle vedute incise di Giovanni Battista Piranesi alle tele di Hubert Robert, fino alla riflessione di Diderot sulla «poetica delle rovine», e mostra come la rappresentazione del rudere abbia insegnato a guardare anche il presente come un futuro passato.
Abstract
In the eighteenth century, ruins ceased to be merely a repertoire of ancient models and became a subject in their own right: the very image of passing time. The essay follows this transformation from Giovanni Battista Piranesi's etched views to Hubert Robert's paintings and Diderot's reflections on the "poetics of ruins", showing how the depiction of decay taught viewers to see their own present as a future past.
Per gli artisti del Rinascimento le rovine di Roma erano un repertorio: colonne da misurare, capitelli da copiare, ordini da ricostruire sulla carta. Nel corso del Settecento quello stesso materiale cambia natura. Il rudere non è più soltanto il resto di un modello perfetto, ma diventa interessante proprio in quanto rudere: per le crepe, l'erba che lo invade, la luce che passa dove una volta c'era un muro.1
La rovina come soggetto
Le vedute incise da Giovanni Battista Piranesi a partire dalla fine degli anni Quaranta mostrano gli edifici antichi fuori scala, enormi rispetto alle figure minuscole che li abitano. La grandezza del passato si misura sulla piccolezza del presente.
Robert «des ruines»
Hubert Robert, giunto a Roma nel 1754, porta questa sensibilità nella pittura e poi in Francia, dove i contemporanei lo chiameranno «Robert des ruines». Nel Salon del 1767 Diderot scrive pagine celebri davanti alle sue tele: le rovine, osserva, suscitano idee grandi, perché tutto si annienta e tutto passa.2
Il presente come futuro passato
Il punto d'arrivo di questa storia è un quadro esposto nel 1796: la Grande Galleria del Louvre immaginata in rovina, con le volte crollate e i visitatori tra i frammenti delle statue. Il museo appena nato è già visto come un'antichità. È il gesto più moderno di tutta la pittura di rovine: guardare il proprio tempo con gli occhi di chi verrà dopo.
Note
Chiara ManciniUniversità di Napoli Federico II
Storica dell'arte moderna. Studia la fortuna delle rovine nella pittura e nella grafica del Settecento e la storia delle collezioni.