Riassunto
Per lo storico l'anacronismo è l'errore per eccellenza: attribuire a un'epoca ciò che appartiene a un'altra. Questa voce ricostruisce come, nel secondo Novecento, il termine sia stato in parte riabilitato, fino a diventare uno strumento per pensare la coesistenza di tempi diversi nelle immagini e nella storia.
Abstract
For historians, anachronism is the error par excellence: attributing to one period what belongs to another. This entry reconstructs how, in the late twentieth century, the term was partly rehabilitated and became a tool for thinking about the coexistence of different times in images and in history.
Anacronismo (dal greco ana, «contro», e chrónos, «tempo»). Nell'uso comune indica un errore di datazione, la presenza di qualcosa fuori dal suo tempo: un orologio in una scena dell'antica Roma, un'idea moderna attribuita a un autore medievale.
L'errore dello storico
Per la storiografia moderna l'anacronismo è il peccato capitale. Lo storico deve restituire a ogni epoca le sue categorie, evitare di proiettare sul passato le domande del presente.
La riabilitazione
Nella seconda metà del Novecento alcuni studiosi hanno rovesciato la prospettiva. Reinhart Koselleck ha parlato di «strati del tempo» che convivono in ogni presente.1 Georges Didi-Huberman ha sostenuto che le immagini sono sempre anacronistiche, perché tengono insieme tempi eterogenei, e che lo storico dell'arte deve fare i conti con questa natura, invece di negarla.2
Uso
Oggi la parola ha dunque due sensi, che conviene tenere distinti: l'errore di metodo e la proprietà degli oggetti. Il primo va evitato; il secondo va studiato.
Note
Lorenzo FabbriUniversità di Bologna
Filosofo. Si occupa di filosofia della storia, teoria dell'immagine e del pensiero francese del secondo Novecento.