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Filosofia Saggio Revisione a doppio cieco

Mal d'archivio, trent'anni dopo

Derrida, il digitale e il desiderio di conservare tutto

Vol. 1, n. 2 (2026) 1 min di lettura

Corridoio di un deposito d'archivio con scaffali carichi di scatole che fuggono verso il fondo
Il deposito di un archivio storico. Immagine dimostrativa

Riassunto

Nel 1995 Jacques Derrida dedicò all'archivio una conferenza diventata un piccolo classico: ogni archivio, sosteneva, nasce da un potere che decide che cosa conservare ed è attraversato da una pulsione contraria, che cancella. Il saggio rilegge quel testo alla luce della memoria digitale, dove il problema non sembra più la perdita ma l'accumulo.

Abstract

In 1995 Jacques Derrida devoted a lecture to the archive that has become a minor classic: every archive, he argued, is born of a power that decides what to preserve and is haunted by an opposite drive that erases. The essay rereads that text in the light of digital memory, where the problem seems no longer loss but accumulation.

Mal d'archive nasce come conferenza, pronunciata a Londra nel 1994 e pubblicata l'anno dopo.1 Il punto di partenza è etimologico: la parola greca arkheîon indicava la casa dei magistrati, gli archonti, che custodivano i documenti ufficiali e avevano il potere di interpretarli. Non c'è archivio, dunque, senza un luogo e senza un'autorità.

Conservare e cancellare

Derrida aggiunge un elemento inquietante. Accanto al desiderio di conservare, ogni archivio è attraversato da una forza opposta, che lavora in silenzio a distruggere: lo scarto, la selezione, l'oblio. Il «mal d'archivio» è la tensione tra queste due spinte.

Il digitale

Trent'anni dopo, la situazione sembra rovesciata. La memoria digitale promette di conservare tutto: ogni messaggio, ogni immagine, ogni versione. Ma un archivio che non sceglie non diventa per questo più fedele. Diventa illeggibile, e consegna il potere di interpretarlo a chi controlla gli strumenti di ricerca.

Una nuova responsabilità

Se l'archivio digitale non dimentica, la responsabilità di dimenticare, cioè di scegliere, torna a chi lo usa. È forse questa l'eredità più attuale della conferenza di Derrida.

Note

  1. J. Derrida, Mal d'archive. Une impression freudienne, Paris, Galilée, 1995. ↩
Ritratto

Lorenzo FabbriUniversità di Bologna

Filosofo. Si occupa di filosofia della storia, teoria dell'immagine e del pensiero francese del secondo Novecento.

ORCID 0000-0003-1546-3582

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