Storia Intervista
«Un archivio non è un deposito»
Conversazione con un'archivista sul lavoro quotidiano con le fonti
Vol. 1, n. 2 (2026) 1 min di lettura
Riassunto
Che cosa succede prima che un documento arrivi sul tavolo dello storico? Un'archivista racconta il riordino di un fondo, le scelte che comporta e il rapporto con chi fa ricerca.
Abstract
What happens before a document reaches the historian's desk? An archivist talks about rearranging a collection, the choices involved and the relationship with researchers.
Da dove si comincia, davanti a un archivio mai riordinato?
Dal non toccare niente. Prima si guarda come le carte sono arrivate fino a noi: l'ordine in cui sono state lasciate è già un documento, racconta come lavorava chi le ha prodotte.
Che cosa vuol dire riordinare?
Ricostruire l'ordine originario, quando è possibile, non imporne uno nuovo. Un archivio non è una biblioteca: i documenti non si classificano per argomento, ma secondo le funzioni dell'ente che li ha prodotti.
Che cosa chiedono gli storici?
Spesso un documento preciso, che magari non esiste. Il mio lavoro è anche spiegare perché non c'è: è stato scartato, è finito in un altro fondo, non è mai stato scritto. Anche l'assenza è un'informazione.
Un archivio è un luogo di memoria?
È un luogo di lavoro. La memoria la costruiscono le persone che lo usano. Noi garantiamo che le carte restino affidabili, leggibili e raggiungibili.
Matteo RussoAccademia di Belle Arti di Napoli
Storico dell'arte. Insegna storia dell'arte contemporanea e si occupa di teoria del tempo nelle arti visive.