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Editoriale

Perché Cronotopie

Una rivista per i tempi plurali

1 min di lettura

Sezione di terreno con strati di colori diversi, ondulati
Strati: il tempo come deposito. Immagine dimostrativa

Riassunto

Perché una nuova rivista di storia e studi culturali, perché tre discipline insieme, perché due lingue.

Abstract

Why a new journal of history and cultural studies, why three disciplines together, why two languages.

Michail Bachtin chiamava «cronotopo» il modo in cui, in un romanzo, il tempo e lo spazio si fondono: la strada, la soglia, il castello, la piccola città di provincia.1 Abbiamo preso in prestito la parola e l'abbiamo messa al plurale.

Al plurale perché il tempo della storia non è uno solo. Le immagini sopravvivono alle epoche che le hanno prodotte; i concetti cambiano senso attraversando i secoli; gli archivi e le città conservano strati di passato che non coincidono. Storia dell'arte, filosofia e storia guardano questi tempi da punti diversi, e hanno bisogno l'una dell'altra.

Pubblicheremo in italiano e in inglese, con abstract in entrambe le lingue, perché le domande che ci interessano non hanno confini nazionali. Ogni numero avrà una parola chiave. Cominciamo dalle rovine.

Note

  1. M. Bachtin, «Forme del tempo e del cronotopo nel romanzo», in Estetica e romanzo, Torino, Einaudi, 1979. ↩
Ritratto

Matteo RussoAccademia di Belle Arti di Napoli

Storico dell'arte. Insegna storia dell'arte contemporanea e si occupa di teoria del tempo nelle arti visive.

ORCID 0000-0003-2065-4305